giovedì, 28 febbraio 2008

di Paolo Di Caro

Si salvi chi può. Il cartello, idealmente appeso all'ingresso di ogni Ateneo italiano, è un misto di speranze deluse e aspettative ancora accese, delusioni e promesse. Né meritocratica, né selettiva, la nostra Università somiglia al Paese reale: confusa, furba, sospesa in un limbo fatto di baronaggi e nepotismi, dominata dalle “caste”, distratta e lontana dalla comunità studentesca. Al capezzale della cittadella dell'istruzione si sono avvicendati medici illustri e consulenti con pretese da intellettuali, senza riuscire a cavare il cosiddetto ragno dal buco. Puntiamo i riflettori sul mondo studentesco e scopriamo una realtà nella quale i luoghi comuni fotografano la triste realtà: esamificio sovraffollato, code per la mensa, per gli alloggi, per gli esami, per le lezioni; strutture spesso inadeguate e fatiscenti sono la “regola”, fra riforme introdotte e sperimentazioni infinite. Cambiando l'ordine dei fattori, il prodotto non è cambiato. Anche la panacea di tutti i mali, il numero chiuso o programmato, risente dell'atavico vizio italico di trovare l'inganno prima di fare la legge. Andiamo con ordine. Passata l'ordalia “contestataria” degli anni '60 e '70, quella del “sei politico” e delle lauree per tutti, la ricerca trasversale di una soluzione al problema del sovraffollamento degli Atenei ha provocato, a destra come a sinistra, una serie infinita di folgorazioni sulla via di Damasco: da Zecchino a Berlinguer, dal “cinese” Mussi fino ai maitre a penser della Sinistra accademica, dal premio nobel per l'Economia Modigliani all'esteta Zecchi tutti insieme appassionatamente hanno sostenuto, per ragioni e con modalità diverse, l'opportunità di limitare gli accessi ai Corsi, per migliorarne la qualità e razionalizzarne il metodo, in una frenesia meritocratica piuttosto tardiva, dopo i guasti del permissivismo assoluto e del “vietato vietare”. E' stata davvero la soluzione? L'Università italiana è diventata “sinceramente” meritocratica? Lo chiediamo agli studenti e scopriamo quali oceani separino il dire dal fare. Favorevoli tout court gli studenti di Forza Italia e dell'UdC, così come quelli della galassia “cattolica”, sia di centro destra che di centro sinistra. Nello schieramento della Sinistra ufficiale la divaricazione fra “grandi” e “piccoli” è invece nettissima. L'UdU, organizzazione leader degli universitari della rive gauche respinge aprioristicamente l'idea della selezione degli accessi, difesa e promossa dai leader dell'attuale Partito Democratico, giudicandola “irrispettosa del Diritto costituzionale all'istruzione per tutti”. Ricorsi, carte bollate, fiumi di inchiostro e di parole. Non siamo nel 1541 e non lo pronuncia Carlo V, ma siamo ancora all’epoca dell’"Estad todos caballeros"… Le sorprese, però, non mancano neppure sulla sponda Destra. Ti aspetti la mannaia giustizialista e il desiderio irrefrenabile di selezionare tutto e scopri invece una posizione più articolata e dubbiosa. La riassume Giovanni Donzelli, leader di Azione Universitaria: “Siamo filosoficamente contrari al numero chiuso, perchè preferiremmo una selezione durante il corso di studi piuttosto che la lotteria dei quiz psico-attitudinali e le domandine di cultura generale. Pragmaticamente, però, ci rendiamo conto che eliminare il numero programmato in una Università carente di strutture, povera di aule studio e laboratori finirebbe con il penalizzare i più svantaggiati”. Ecco la chiave del problema. Gli alchimisti delle Riforme e i Torquemada con le parrucche e le toghe, sospesi fra decisioni illuminate e spirito inquisitorio, hanno dimenticato che senza farina è difficile fare il pane, anche se stabilisci gli orari di apertura e chiusura dei forni. La cronica mancanza di strutture adeguate rende impossibile l'applicazione di qualunque riforma e impedisce una valutazione seria delle carriere universitarie, così il test d'accesso ad alcune facoltà a numero programmato diventa il biglietto vincente della lotteria di capodanno. Primo premio: la Laurea. L'unica selezione è quella iniziale, poi la meritocrazia va a farsi benedire, insieme ai buoni propositi. Gli studenti rumoreggiano, da Trento a Siracusa, ma mica tanto. L'Italia è fatta così e l'Università non si smentisce: i Ricercatori assunti per diritto divino, le progressioni di carriera frutto di regole misteriose e antiche come il mondo, le raccomandazioni imperanti prima, durante e dopo, scandali per i quiz d'accesso compresi, fra buste aperte, commissioni preconfezionate e “tirare a campare”. Una proposta, che finirà anche nel futuro programma elettorale, la lancia Giorgia Meloni, Vice Presidente della Camera e leader dei giovani di Alleanza nazionale, e si chiama Progetto Campus. “L'Università non può rappresentare semplicemente un esamificio spersonalizzante e scollegato dalla realtà. L'esperienza di altri Paesi, nei quali i Campus universitari diventano un punto di riferimento per la Comunità studentesca e soddisfano pienamente le esigenze abitative, formative e ricreative degli studenti, deve diventare realtà anche in Italia, dove si spendono milioni di euro per Riforme dalla difficile applicazione e non si investe un centesimo per  cambiare strutturalmente l'Università italiana”. Basterà? Forse. L'unica certezza è che a cambiare dovrà essere prima di tutto la mentalità. Pensate davvero che l'Università nella quale i docenti sono spesso artefici, complici e vittime di un sistema per nulla meritocratico abbia come primo interesse quello di selezionare i propri studenti?
Ci pensino i politici, direte. Certo, a patto che abbiano letto “La Casta”...

postato da: CiroBianco alle ore 10:10 | Permalink | commenti
categoria:chiuso, destra, numero, azione giovani, azione universitaria, di caro